mercoledì 6 aprile 2011

Vanier n° 5

Ottoparole (suggerite da anneheche): sesso, lampada, fiori, profumo, sole, vento, mare, Alessandra.

Per quanto assurdo possa sembrare, perdere l'uso delle gambe fu per il ragionier Vanier una vera e propria benedizione.
Dopo una vita passata a compilare registri (per volontà di sua madre buonanima) quell'invalidità al cento per cento, quella tragedia, si rivelò la sua fortuna.
Primo perché con il risarcimento dell'assicurazione lasciò l'odiato lavoro e realizzò il suo sogno: aprire un negozio di profumi. Non una banale profumeria, intendiamoci, ma un vero e proprio laboratorio erboristico vecchio stile con credenze stipate di essenze, fiori essiccati, oli, polveri e spezie, dove creare per ciascuno un effluvio personalizzato.
Secondo, e cosa più importante, perché con la perdita delle gambe il signor Vanier aveva acquisito un potere magico: gli bastava chiudere gli occhi, concentrarsi un paio di minuti e il profumo dentro l'ampolla diventava speciale.
Se per esempio qualcuno chiedeva: -Vorrei un profumo di sole...- lui alambiccava una mezz'ora con i suoi ingredienti, poi si rintanava nel suo angolo preferito, quello vicino alla lampada Belle Epoque, chiudeva gli occhi, pensava intensamente al bel sole estivo delle sue vacanze di ragazzo in Emilia e badabum... il profumo si scaldava e trasmutava in una fragranza impossibile da creare, un aroma che sapeva di calore, di mare, di sabbia, vento e anni sessanta. Quasi pareva di percepire, lontano, nelle note di fondo, la vecchia crema abbronzante di sua zia.
Era come se tutto il suo vissuto, tutti i suoi ricordi si rovesciassero in quell'ampollina.

Ovviamente la sua bottega andava a gonfie vele e c'erano fior di prenotazioni per avere la propria boccetta personalizzata.


Solo una volta la magia fallì.
Fu quando arrivò la signora Rossella, quella che tutto il quartiere chiamava Rossella la Budella, e gli chiese con aria complice e ammiccante :
-Profumo di sesso, per favore!
Il signor Vanier mancava di qualsiasi tipo di esperienza diretta sull'argomento e non aveva alcun ricordo al quale appellarsi per scoccare il suo incantesimo. Allora chiuse gli occhi, sforzandosi di trovare un ricordo adeguato, qualcosa che ci andasse anche solo un po' vicino. Pensa che ti ripensa le uniche due cose che gli vennero in mente furono un saggio che aveva letto in gioventù, “Il sentimento amoroso in relazione all'arte culinaria” (in cui si sostenevano le numerose affinità tra sensualità e cibo) e subito dopo, di conseguenza, il pranzo di nozze della sua procace cugina Alessandra.
La boccetta tra le sue mani divenne calda, segno che un briciolo di magia si era irradiata e, anche se non troppo convinto, diede l'ampollina alla signora Rossella.
Il giorno dopo la comare tornò ma invece di reclamare, come lui effettivamente si aspettava, quella esclamò entusiasta:
-Il suo profumo è una cosa strepitosa!
-Veramente?- chiese Vanier meravigliato.
-Sìsì. Appena l'ho messo ho sentito una specie di... come potrei dire...un languorino e poi signor Vanier ah... è salita su una voglia di far bisboccia come non ce l'avevo da anni e alla fine la testa mi girava come se fossi stata ubriaca di champagne!
-Lambrusco- puntualizzò lui.
-Solo non capisco una cosa...

-Che?
-Al momento clou mi è parso come di sentir gridare “Viva gli sposi”!

domenica 20 marzo 2011

La stufa

I signori Bionducci erano degli ecologisti militanti: mangiavano macrobiotico, vestivano fibre naturali, votavano contro il nucleare e riciclavano la spazzatura con precisione quasi maniacale. Mai era capitato che la carta oleata finisse nel sacchetto dell'umido, o che un barattolo di vetro non venisse separato dal suo coperchio di plastica per trovare entrambi la fine nel giusto bidone!
Lei seguiva con passione corsi dal titolo: "I fiori di Bach ci salveranno dalla sindrome di Sthendal" oppure "Lo Yin e lo Yang a confronto: quale forza sovrasta le vostre costellazioni familiari?".
Il marito invece assillava il libraio del paese alla ricerca di pubblicazioni introvabili con titoli tipo: "Tesla l'aveva capito, arrivateci anche voi!" oppure "Istruzioni semplici e veloci per costruire il vostro cronovisore casalingo".
Il massimo della soddisfazione lo raggiunsero il giorno in cui comprarono una stufa ecologica alimentata a mais.
Era quanto di più pionieristico fossero riusciti a concepire nel campo delle energie alternative: un combustibile alimentare, pulito e sano. Avevano perfino riadattato la caldaia dell'acqua, così da fargli sostituire anche lo scaldabagno. Insomma, una cosa fenomenale, da quando l'avevano vista alla fiera dell'edilizia se ne erano innamorati e non parlavano d'altro. Avevano fatto una testa così a tutti i vicinati. Che venissero in massa a vederla in funzione il giorno dell'istallazione, che si rendessero conto di come poteva essere il futuro, altro che le loro stufette puzzolenti a cherosene o peggio ancora quelle sanguisughe elettriche.
E così in quel pomeriggio di ottobre, forse anche perché il freddo era arrivato presto, a casa dei Bionducci si radunò mezzo quartiere, tutti curiosi di vedere come funzionava- e quanto scaldava- questa fantomatica stufa a mais.
Eccola lì, tutta luccicante, nel posto d'onore del salone.
-Assomiglia alla vecchia stufa a ghisa di zia Luisa- diceva la signora Corallini.
-Ah! Ma questa è tutta un'altra cosa -rispondeva la signora Bionducci, passando tra gli ospiti con un vassoio pieno di tartine e crudité. -Gradisce un crostino al tofu?
-No, no grazie!
Il signor Bionducci arrivò tenendo in spalla un grosso sacco di iuta che aprì con gesto plateale. Dentro i chicchi di mais splendevano come milioni di grani d'oro.
-Zitti tutti e guardate!- annunziò stipando palettate di mais dentro la cabina di combustione. Nel silenzio più assoluto accese un quadratino di paraffina e lo buttò nella stufa che dopo neanche un minuto si accese senza problemi.
-Vedrete- gongolò la signora -andrà in temperatura in pochi istanti.
Effettivamente la bocchetta dell'aria calda cominciò a spargere un venticello tiepido, quasi fosse stato chiamato dalla sua voce.
Nel salotto si alzò un mormorio di assenso stupito, tanto più animato quanto più la stufa si scaldava velocemente.
-Ma è una meraviglia!
-Eccezionale!
-Gradite una tartina al seitan?-Incalzava la Bionducci col vassoio.
-Beh, quasi quasi...
In quel momento dalla stufa cominciò ad alzarsi un sinistro brontolio, che gelò la conversazione.
Lo strano rumore fu interrotto da uno scoppietto, piccolo ma preoccupante, al quale ne seguì subito un altro, e dopo poco un altro ancora.
-Ma è normale?- chiese la Corallini titubante.
-Ci sarà pericolo?-Insistette la vecchia Isolina, presenza storica di tutti gli eventi del rione.
-Non saprei...-ammise la Bionducci, mentre il marito provava a dare qualche pacca alla bocchetta di sfiato dell'aria calda.
-Qua sembra tutto a post...-stava dicendo, quando dalla pancia della stufa proruppe una gragnola di colpi simili a quella di una mitragliatrice scatenata.
Fu il panico: tutti scapparono a destra e sinistra tra strilli e sturbi mentre una pioggia di bianchi proiettili bollenti li faceva schizzare dalle poltrone.
Le comari saltavano dalle sedie come se avessero avuto le molle al deretano, Isolina tirava fendenti a destra e sinistra col bastone, i Bionducci si ripararono dietro la teca del giardino zen.
Ci vollero giorni per capire cosa era accaduto ma alla fine la verità saltò fuori. Niente guasti, niente malfunzionamenti, niente cecchini. Più semplicemente la ditta fornitrice del mais aveva confuso la consegna per i signori Bionducci con quella per la Multisala lì vicino recapitando loro per sbaglio cinque quintali di mais da pop corn.

martedì 8 marzo 2011

La boutique

OTTO PAROLE (suggerite da Elena Pigliacampo): pecora, rum, cattedrale, occhiali, pungitopo, finestra, allergia, lettera.

Al centro di Montegattonero c'era la boutique di Graziano Mazzaferro.
Sua madre aveva lavorato tutta la vita alla fabbrica di camicie giù a valle e ora che era pensionata il figlio la teneva nel retrobottega a cucire abiti da cerimonia da lui disegnati.
Un osservatore attento avrebbe potuto notare degli strani piccoli dettagli poco incoraggianti: una stola su un manichino vagamente simile ad una pecora scuoiata, il gabardine che dava allergia come neanche i pollini di maggio o il rosso Valentino degli abiti da gran sera, un rosso che virava scomodamente verso il pungitopo dopo un quarto d'ora che lo avevi indossato, quando appunto cominciavi a sentirti pungere da tutte le parti. Ma a Montegattonero una boutique non si era mai vista e la gente era di bocca buona così gli affari di Graziano tiravano avanti.
I veri problemi sorsero quando venne in visita al paese il nuovo vescovo. Sì, perché il negozio si chiamava "La cattedrale della moda" e quando il prelato posò il suo venerando sguardo sull'insegna gli occhiali d'oro gli saltarono dal naso e quasi gli prese un colpo. Si scagliò con una filippica che neanche il Papa dalla finestra di Piazza San Pietro le aveva fatte mai. Che vergogna, accostare un concetto sacro come quello di "cattedrale" con la moda, quale eresia!
Per evitare le antipatie dei paesani Graziano decise di cambiare nome all'attività e scelse una cosa moderna e internazionale, efficace e all'avanguardia: "Mazzaferro Show Room".
Forse era un po' troppo all'avanguardia visto che Sandrino Berti quando ricevette l'ordine telefonico per la nuova insegna non ci capì un'acca e dopo una settimana fece recapitare il cartello nuovo, con sopra scritto "Mazzaferro Show Rum".
Graziano, inviperito, fece una telefonata di fuoco.
-Oh Berti! So' Graziano, quello della boutique!
-Ah Graziano, come va l'insegna?
-Fa schifo! Sei un ignorante! Hai scritto Rum, e che vendo io, i liquori?
-Ma che ne so io di che cosa vendi tu! Mi hai chiesto rum, e io ho scritto rum!
-Rum inglese, no italiano!
-Per me può essere pure australiano, tanto sono astemio.
-Ohè, io quell'insegna non la pago, capito? O me la correggi, oppure non sgancio una lira.
-Te la correggo, e che ce vo'? E' solo una lettera, non ti incazzare!
-Devi scrivere Show Room con la doppia “o” perché è inglese!
-Sì,sì.
Ma il Berti di inglese conosceva solo la zuppa, come dimostrò la seconda insegna: "Mazzaferro Sciò Rom".
Graziano se la tenne, a fronte di un forte sconto e anche se non ottenne quell'aura metropolitana che agognava non ebbe mai più problemi con gli zingari.

giovedì 10 febbraio 2011

L'etimologia secondo Octave Sulpicius Newkid




OTTO PAROLE (suggerite da Anna Mignani): fantasma, collana, funerale, ragazza, venti, fiori, diamante, zia.

Mi chiamo Octave Sulpicius Newkid e come tutti sanno da bambino fui protagonista, insieme a mia zia Nicoline Savoy, del periglioso ritrovamento del diamante Gorgeous Splendor. Quelle mirabolanti avventure sono ormai note a tutti gli abitanti del regno ma stasera racconterò a lor signori un singolare ed inedito episodio accaduto a me e alla zia Savoy mentre ci trovavamo nella giungla.
Mi è tornato alla memoria per questa moda che sta dilagando nella capitale, lo spiritismo. Non c'è ormai dama che non abbia allestito nel suo salotto una qualche seduta spiritica e chi ha potuto assistere avrà notato che l'oggetto privilegiato per queste cacce al fantasma è una tavoletta chiamata ouija. Non dovete credere, come si dice, che il nome della tavoletta derivi dal francese "oui" e dal tedesco "ja". Questo nome ha origini molto più remote, come ho avuto modo di vedere io stesso tanti anni fa.
Quella volta io e la zia, dopo giorni di disagi e peregrinazioni, giungemmo in un villaggio di indigeni ospitali a lei già noti. La cosa che più la rallegrava era rivedere un suo vecchio amico, lo sciamano Grande Anima, la cui fama copriva giungle, savane e anche un pochino di basse praterie.
Ma al nostro arrivo scoprimmo che proprio in quel momento si stava celebrando il suo funerale e gli indigeni acconsentirono a farci assistere in virtù di quella loro antica amicizia.
Il corpo giaceva su una pira di giunchi che probabilmente di lì a poco sarebbero stati arsi, lì accanto una ragazza con il volto dipinto di rosso, il colore del lutto, cantava una nenia ossessiva mentre attorno a lei un cerchio di donne inginocchiate batteva ritmicamente le mani a terra.
Ci fu spiegato che la ragazza era l'unica figlia dello sciamano e che da quel giorno in poi ella avrebbe preso il suo posto.
Mise al collo del defunto una graziosa collana variopinta e ne chiesi il perchè.
La collana era chiamata ouija ed era intrecciata con venti tipi di fiori diversi. Quando l'anima sarebbe giunta di fronte alla Grande Belva che custodisce l'ingresso al Paradiso questa, placata dal profumo dei fiori, avrebbe fatto passare lo spirito del defunto.
La ragazza stava ormai per dar fuoco ai giunchi quando accadde qualcosa di incredibile.
Il corpo dello sciamano si mosse.
-Prodigio!- gridarono le donne.
-Grande anima, sei tornato!
-Ma come è possibile? Sei morto da due giorni!
Grande Anima si sedette. Guardò la ghirlanda al suo collo e sorrise.
-La Belva ha il raffreddore. Dice di riprovare un'altra volta.

lunedì 1 novembre 2010

Merenda


Lilli rientrò in negozio dopo essere andata a fare la spesa. La prima cosa che vide, nei pressi della cassa, fu il sacchetto della Panetteria Bignè appoggiato lì accanto.
Era il forno più rinomato del circondario e spesso Lilli & Franti ci facevano una capatina quando volevano concedersi uno sfizio ghiotto.
"Chissà come avrà fatto Franti a trovare il tempo di andarci?" si chiese la ragazza, appoggiando lì vicino la sporta con le verdure. Ma era meglio non indagare troppo, quando si trattava di dolci e piaceri mangerecci Franti era capace di qualsiasi prodezza.
Mentre Lilli si mise a sbollare le scatole arrivate quella mattina augurandosi che qualche cliente si decidesse ad entrare Franti tornò dal retro, rovistò tra le buste della spesa e tirò fuori un filone di pan di mosto.
-Bono- commentò addentandolo voracemente.
"Anch'io voglio fare merenda" si disse Lilli. Lo raggiunse, tirò fuori dalla borsa della panetteria la pizza con la cipolla e si sedette accanto al marito.
-Hai fatto caso che quando mangi la pizza alla cipolla di questi qua, dopo l'alito non puzza?- chiese Franti, sbranando il suo filoncino.
-Per questo ne vado matta- rispose lei, concedendosi anche qualche biscottino alle mandorle. Lui la imitò.
-Ma come hai fatto- chiese lei- a lasciare il negozio per andare a prenderli? Hai chiuso per qualche minuto?
Franti si fermò col biscotto a mezz'aria.
-Non ci sono andato.
-E allora come hai fatto a comprarli?
-Non li ho comprati, pensavo lo avessi fatto tu.
-No, io ho preso solo le verdure. Ma, allora...?
-C'è un signore nella stanza dietro.
-Oddio, vuoi vedere che ci siamo mangiati la sua roba?
-...mmessaddessì!
-Eh?
-Mi sa di sì.
-E adesso che facciamo?
-La vai a ricomprare, al volo.
-Va bene. Allora: c'era una pizza alla cipolla, un pan di mosto e i biscotti...quanti ce ne saremo mangiati?
-Sei o sette!
-Ammappela che cavallette!
-Questi qua rimasti saranno circa due etti...
-Macché, sono almeno due etti e mezzo...
-Allora fattene dare tre etti!Corri...
-Sì, tu distrailo....
Fu così che Lilli percorse il viale in due minuti secchi, bruciò la fila dal fornaio (scusi è un'emergenza, ho la bisnonna moribonda, permesso), ricomprò il maltolto e rientrò giusto in tempo per sentire Franti che diceva, dalla stanza delle guide turistiche:
-Le confronti bene, deve essere sicuro della scelta...
Lilli sostituì il sacchetto depredato con quello nuovo proprio nel momento in cui i due sbucavano dal corridoio.
-Giovanotto, sono sicurissimo! Voglio questa qua, mi faccia pagare.
-Pronti!- disse la ragazza cercando di camuffare il fiatone.
Imbustò l'acquisto e aggiunse un segnalibro omaggio.
Servizio perfetto.